O come OZ

“Se qualcuno avesse detto a Dorothy che presto, anzi prestissimo, avrebbe sentito tanta struggente nostalgia delle praterie del Kansas, forse la bambina non ci avrebbe creduto.
Insieme allo zio Henry e alla zia Em, Dorothy abitava in una catapecchia di legno nel bel mezzo delle più vaste, sperdute e grigie lande americane. Intorno niente altro che l’immensa pianura, che da ogni lato arrivava fino alla fine dell’orizzonte senza che mai – ma proprio mai – una casa o un albero interrompessero la monotonia. Il sole a picco inaridiva i campi, la terra e ogni singolo filo d’erba, al punto da trasformare tutta la brughiera in un’unica e informe distesa grigia.
Lo zio Henry, che faceva il fattore, e la zia Em, che faceva la moglie del fattore, avevano portato da molto lontano le assi di legno che erano servite per costruire le quattro pareti, il pavimento e il tetto di quel bugigattolo di casa. Un tempo era stata verniciata di un bel colore vivace, chissà quale però, il sole lo aveva infatti disseccato e la pioggia consumato. Ora anche la casetta era smorta e grigia come il resto del paesaggio.
Eccola lì al centro dell’immensa prateria: un’unica stanza con una vecchia cucina di ghisa arrugginita, una dispensa per i piatti, un tavolo, tre o quattro sedie e i letti: in un angolo quello grande degli zii, in un altro quello piccolo di Dorothy.”

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Lisbeth Zwerger

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