A come anziano

In modo imprevisto, entrando nella biblioteca del mio paese, ho visto sullo scaffale dedicato ai libri “abbandonati” (lasciati da lettori come omaggio ad altri lettori) un libro che lessi quando avevo undici anni e che amai molto. Da allora ho sempre sperato (invano) di poterlo trovare in qualche bancarella dell’usato, ma, soprattutto, da allora ho sperato (anche in questo caso, invano) di incontrare un insegnante come Mister Chips, coem lo definisce il sottotitolo del romanzo: “Amato dagli allievi, contestato dal rettore, la sorridente storia di un vecchio insegnante che ricorda e sogna…”

Lo riprendo in mano e mi riimmergo nella lettura dopo trentatré anni: chissà adesso come mi apparirà. Mai una rilettura dopo così tanti anni!

Ecco a voi l’incipit:

“Quando s’incomincia ad essere un po’ avanti con gli anni (ma non infermi, naturalmente) ci si lascia talvolta prendere dalla sonnolenza, e le ore trascorrono via come placidi armenti che si muovano in un paesaggio.

Così avveniva a Chips mentre la sessione d’autunno procedeva, e i giorni si abbreviavano, sino a quando l’oscurità costringeva ad accendere il gas prima della campana d'”appello”. Perché Chips, come certi lupi di mare, ancora misurava il tempo sui segnali del passato: e ben poteva farlo perché viveva nella casa della signora Wickett proprio di fronte alla scuola. Da più di dieci anni vi abitava: da quando cioè aveva dato l’addio finale all’insegnamento; e sia per lui che per la sua padrona di casa l'”ora di Brookfield” era ben più autorevole dell’ora di Greenwich.

«Signora Wickett» chiamava Chips con quella voce un po’ cantante, acuta, scattante, che ancora serbava una buona dose di vivacità, «potreste portarmi una tazza di tè, prima del “doposcuola”?»

Quando s’incomincia ad essere un po’ avanti con gli anni, è bello sedere accanto al fuoco, bere una tazza di tè, ascoltare la campanella del collegio che suona il pranzo, l’appello, il doposcuola e il silenzio. Chips caricava sempre l’orologio dopo quest’ultima campana; poi disponeva il parafuoco davanti al camino, accendeva il gas e se ne andava a letto con un libro giallo. Raramente gli accadeva di leggere più di una pagina prima che il sonno giungesse rapido e tranquillo, più simile ad un mistico intensificarsi di percezioni che ad un ingresso in un altro mondo ricco di imprevisti. Perché i giorni e le notti del signor Chips erano egualmente popolati di sogni.”  da Addio, Mister Chips! di James Hilton

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