P come poco

“Quando erano sole, di solito erano felici, nonostante l’aria squallida che emanava dal loro pallore, dalla loro serietà e dalla loro miseria. Avevano così poco, sapevano così poche cose, erano state in così pochi posti e avevano incontrato così poche persone, le loro esistenze erano tanto vuote che non avevano ancora imparato ad avere molti desideri. Durante la guerra le loro scuole erano state sfollate in campagna. Ma loro non ci erano andate, ed erano state istruite dalla madre. Questa si vantava, non senza fondamento, che esse sapessero più di storia, geografia, matematica e religione  di quanto non avrebbero appreso in qualsiasi scuola. Ma nel vicinato non erano rimasti altri bambini, e così, per divertirsi, dovevano contare unicamente su loro stesse. Non litigavano e non bisticciavano mai e andavano quasi sempre d’accordo. […]

Questo viaggio a Pendizack era la più grande avventura della loro vita. Ne erano addirittura stordite, come se una fiaba fosse divenuta improvvisamente realtà. Una settimana prima avrebbero creduto impossibile avere degli amici come i Gifford. Ora sembrava scomparsa la barriera fra il possibile e l’impossibile.” da La festa di Margaret Kennedy

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