D come dopo

” Ora io e Anne Marie siamo rimasti soli. È una donna forte, ma è stanca, e ha bisogno di me. Anch’io in qualche modo ho bisogno di lei. Anch’io sono molto stanco.

Non mi dà pace il pensiero che negli ultimi tempi, i rapporti fra me e mio fratello erano così freddi. A dire il vero erano freddi fin dal primo giorno che sono arrivato qui. Tante volte veniva e mi proponeva di fare una passeggiata con lui e io rifiutavo. Cosa darei adesso per averlo davanti, alzarmi in piedi e seguirlo. Rifiutavo, freddamente e forse quasi sgarbatamente. È successo anche il giorno prima che morisse. Quando accettavo di uscire con lui, d’altronde, camminavamo scambiandoci poche parole e fredde. Per ritrovare dei rapporti lieti e confidenziali, fra lui e me, devo tornare indietro di anni e anni.

Ieri, Anne Marie e io siamo andati al cimitero. La tenevo a braccetto. Piangeva, ma anche quando piange non smette di sorridere. È un sorriso che non arriva né alle guance né agli occhi, resta fermo fra il mento e le labbra. Quando siamo tornati a casa, io mi sono seduto in cucina, lei mi è venuta vicino e mi ha accarezzato la testa. Allora ho posato la testa contro il suo grembo, magro e vestito di lana nera. Mi ha fatto il tè di menta, quel maledetto tè di menta che è la sua mania. Poi abbiamo riscaldato e mangiato un pezzo d’arrosto che aveva cucinato la signora Anne Marie era seduta davanti a me e mangiava, composta, vestita di nero, col suo lungo collo, le sue spalle gracili, il suo sorriso. Non parliamo mai di mio fratello, Anne Marie e io. Parliamo di cose giornaliere, la spesa, la lavatrice, la signora Mortimer, e parliamo dei problemi di Danny, del carattere di Chantal. Non abbiamo molti argomenti di conversazione, salvo questi, che d’altronde si esauriscono subito. Ma non è importante avere dei temi di conversazione, mi ha detto una volta Ignazio Fegiz, due persone possono stare insieme senza avere gran temi di conversazione e senza cercarli, ciascuno immerso nei propri pensieri, in un mezzo silenzio.” da La città e la casa di Natalia Ginzburg

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