B come bianco

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Alberto Burri, Bianco cretto C1

“Una volta abolite le figure rappresentative della realtà esterna e le forme astratte, geometriche e organiche, scartata anche la pregnanza del colore, fino a che punto è consentito all’artista spingersi verso il reticolo di base? Alberto Burri è l’autore che si è inoltrato più avanti di ogni altro, sollevando il velo di Maya del colore, ma accordando nel medesimo tempo al colore la sua consistenza materica.

L’artista italiano impiega il bianco in questo Bianco cretto C1 del 1973 come un non colore minutamente materico. […] una specie di reticolo fondamentale della sostanza terrestre. qui la forza indifferenziata e disgregativa della materia passa attraverso la griglia più sottile. Un passo più avanti e giungeremmo alla totale uniformità, la siccità, l’arsura, il biancore, il deserto non solo fisico ma anche spirituale. E’ quanto aveva  più volte predetto, senza venire mai ascoltato, Nietzsche al tramonto dell’Ottocento. Ma, al contrario, un passo più risoluto e da quella riserva di ogni colore che custodisce in sè il bianco arriveremmo alla fertilità, all’abbondanza, addirittura all’insperata fioritura.”

da Alberto Boatto, Di tutti i colori, editori Laterza.

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“Bianco, mi ha detto, il colore dell’origine e della fine. Il colore di chi sta per cambiare condizione. Bianco, mi ha detto, il colore del silenzio assoluto; non il silenzio della morte, ma quello del preludio a tutte le metamorfosi possibili.”
Marcela Serrano, Il tempo di Blanca

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