A come attrazione II

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Auguste Rodin

Questa scultura di Auguste Rodin si ispira a una poesia di Baudelaire “La bellezza” (nella raccolta I fiori del male. 

Je suis belle, ô mortels! comme un rêve de pierre,
Et mon sein, où chacun s’est meurtri tour à tour,
Est fait pour inspirer au poète un amour
Eternel et muet ainsi que la matière.

Je trône dans l’azur comme un sphinx incompris;
J’unis un cœur de neige à la blancheur des cygnes;
Je hais le mouvement qui déplace les lignes,
Et jamais je ne pleure et jamais je ne ris.

Les poètes, devant mes grandes attitudes,
Que j’ai l’air d’emprunter aux plus fiers monuments,
Consumeront leurs jours en d’austères études;

Car j’ai, pour fasciner ces dociles amants,
De purs miroirs qui font toutes choses plus belles:
Mes yeux, mes larges yeux aux clartés éternelles!

Sono bella, o mortali, come un sogno di pietra e il mio seno,
cui volta a volta ciascuno s’è scontrato,
è fatto per ispirare al poeta un amore eterno e muto come la materia.

Troneggio nell’azzurro quale Sfinge incompresa,
unisco un cuore di neve alla bianchezza dei cigni,
odio il movimento che scompone le linee e mai piango, mai rido.

I poeti, di fronte alle mie grandi pose,
che ho l’aria di imitare dai più fieri monumenti,
consumeranno i giorni in studi severi, perché,

onde affascinare quei docili amanti,
ho degli specchi puri che fanno più bella ogni cosa:
I miei occhi, questi larghi occhi dalle luci eterne.

Rodin identifica se stesso e la sua amata Camille Claudel nei due soggetti di quest’opera.

Potete leggere anche il post ‘A come attrazione I’ dedicato a Camille Claudel, qui e confrontare l’atteggiamento e le soluzioni compositive completamente diverse rispetto ad un tema identico affrontato da questi due magistrali scultori.

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Ancora La Valse di Camille Claudel insieme a Maman di Louise Bourgeois, esposte insieme ad Avignone nel 2013.

Bourgeois portrait

Louise Bourgeois ha sfruttato le sue nevrosi familiari trasformandole nella sua forza e nella sua fonte d’ispirazione. Concettualizzando la sua storia personale ha messo la materia scultorea al servizio del suo pensiero, un pensiero scolpito. E ci regala opere destabilizzanti e spesso ambigue.

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I suoi giganteschi ragni ci vogliono proteggere, divorare o soffocare? Sono certamente maestosi e ci incantano. Abbiamo proprio bisogno di sapere che erano un riferimento alla madre che era tessitrice di professione e che lei amava molto? E che lei li considerava intelligenti, protettivi e laboriosi, proprio come la propria mamma?

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Louise Bourgeois racconta la sua storia ma le sue opere la sorpassano per raggiungere il simbolico, il profondamente umano, l’universale. “Dentro di me vive una ragazza che cerca di capirsi”.

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Dal suo libro Distruzione del padre/Ricostruzione del padre

“Per capire il linguaggio o vocabolario di un dato artista, in maniera non descrittiva, ci deve essere da parte dello spettatore un atteggiamento attento e ricettivo, unito a deferenza, perseveranza e pazienza.”

“Mi interessa il fenomeno dell’ispirazione: è una regressione dell’attivo nel passivo. Quando ammettiamo di non avere potere, diveniamo più di quel che siamo; è una dimensione del pensiero cui la mente non ha normalmente accesso.”

“Cerco di tradurre il mio problema nella pietra. Il lavoro al trapano, negando la pietra, dà inizio al processo. Il problema è come completare la negazione, come sottrarre alla pietra senza con ciò distruggerla, ma dominandola, conquistandola. Il cubo allora non esiste più come pura forma di contemplazione; diviene un’immagine. Me ne impadronisco con la fantasia, con la mia profonda forza vitale. Lo metto al servizio del mio inconscio.”

“Mi interessa la polarità tra la tenerezza che esprimo e la violenza che è dentro di me. Siamo fatti di elementi completamente contrari, di elementi opposti, il che produce tensioni formidabili.”

“Il dolore è il tema di cui mi occupo […] non offro né rimedi né scuse. Voglio solo osservare e parlarne.”

“La paura fa girare il mondo.”

“La bellezza è soltanto un’espressione mistificata della nostra emozione.”

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A come attrazione I

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Tra le tante bellissime sculture di Camille Claudel, questa scultura mi affascina più di tutte: Valzer. 

Quello che mi incanta è lo spazio tra i due corpi. La loro distanza è sempre più ravvicinata ma non si toccano. In quella distanza c’è tutta l’abilità di una grandissima scultrice, giovane ma già completa. Le due teste hanno la distanza giusta per rendere vibrante e percepibile il massimo punto di attrazione. Come la calamita e il magnete: più lontani perderebbero la capacità di attrarsi; più vicini si attaccherebbero, fondendosi in uno.

E’ una scultura in cui percepisco contemporaneamente sensualità e la castità come a suggerire l’attrazione non solo di due corpi ma anche di due anime. Il movimento a spirale della scultura sembra farle volare leggere al di sopra di ogni banale realtà.

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Camille Claudel