C come contraddizione

“Erano esseri umani qualunque alla luce opaca di un albume alla coque, senza grazia, senza rivelazione, un miscuglio di contraddizioni, di facili princìpi: bisticciavano per cose in cui credevano per metà o in cui non credevano affatto, desideravano le comodità e una spartana austerità, l’autenticità e la posa, il calore della famiglia e la fuga dalla medesima. Volevano il formaggio e la cioccolata, ma sognavano anche di buttar fuori quegli stramaledetti prodotti stranieri. Volevano un amore folle che li proiettasse in cielo ma anche un amore tutto riso e dal, benedetto dal tran tran quotidiano, in cui le sorprese derivassero da qualcosa di assolutamente consueto, come sposare la figlia o il figlio del migliore amico di papà e lamentarsi del prezzo delle patate e delle cipolle. Desideravano ogni contraddizione che la storia aveva messo a loro disposizione, ogni contraddizione che avevano ereditato. Ma soprattutto, naturalmente, desideravano la purezza e l’assenza di contraddizioni.” da Eredi della sconfitta di Kiran Desai