O come ombra e L come luce

Luce bianca

All’alba entrai

in un piccolo cimitero.

Fu in un paese lontano

ai piedi di una torre grigia

senza più voce alcuna

di campane –

mentre ancora la nebbia

inargentava

le querce oscure,

le siepi alte,

l’erica

viola –

Nel piccolo cimitero

le pietre

volte all’Oriente

come in un riso

bianco

parevano visi di ciechi

che allineati marciassero

incontro al sole.

Antonia Pozzi, 1933

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Gao Xingjian

L come lettere III

Una lettera bellissima.

Quella di un uomo che ha perso la moglie nella strage di venerdì scorso al Bataclan.

Non avrete mai il mio odio

“Venerdì sera avete rubato la vita di un essere eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, ma non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo, quello che so è che siete anime morte. Se questo Dio per il quale voi uccidete ciecamente ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore.

Quindi non vi farò il regalo di odiarvi. Voi l’avete cercato, tuttavia rispondere all’odio con la rabbia sarebbe come cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io abbia paura, che debba guardare i miei concittadini in maniera diffidente, che io sacrifichi la mia libertà per la sicurezza. E’ una battaglia persa.

L’ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era così bella, bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Naturalmente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma durerà poco. So che lei ci accompagnerà ogni giorno e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere al quale voi non accederete mai.

Siamo due, io e mio figlio, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come tutti i giorni e poi giocheremo insieme come tutti i giorni e per tutta la sua vita questo piccolo vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, non avrete mai neanche il suo odio.”

Antoine Leiris

 

 

 

L come libertà

“Un’estate del 1973, mia madre sistemò una sdraio sul patio della nostra casetta verde alla periferia di Seattle e lesse tutti i libri del dottor Spock. Il dottor Spock era un pediatra molto in voga in quegli anni di grandi sconvolgimenti culturali. Riassunta in soldoni la teoria di questo dottore è: ai bambini bisogna lasciar fare tutto quello che vogliono. Così mia madre decise di lasciarci crescere nella più assoluta libertà. Nella nostra infanzia, grazie al dottor Spock, siamo stati dei selvaggi. Potevamo dipingere sui muri. Fare il bagno nelle pozzanghere dopo la pioggia e tornare a casa coperti di fango. Andare coi pattini per casa rigando le piastrelle. Saltare sui letti. Uscire di casa la mattina e tornare quando faceva buio. Tagliare i capelli alle bambole o strappargli gli occhi. Smontare i giochi e lasciarli smontati per sempre. Mettere i bigodini ai cani. Mangiare per terra davanti alla televisione. Arrampicarci sulla cima degli armadi e dormire nei cassetti aperti.

A un certo punto, per qualche giorno dormii nel lettone matrimoniale con mio padre, al posto di mia madre che andò a dormire nel mio letto. Secondo la teoria del complesso di Edipo del dottor Freud (un altro dottore in voga all’epoca, ma vissuto parecchio tempo prima), le bambine femmine, per un certo periodo della loro infanzia, si innamorano del loro papà. Mia madre prese queste teorie un po’ troppo alla lettera e pensò che se desideravo essere la moglie di mio padre, mi doveva lasciar giocare a quel gioco. Punto. Risultato: scoprii che mio padre russava come un rinoceronte e rinunciai volentieri al ruolo di sua sposa.” da Super 8 di Anna Castagnoli

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Anna Castagnoli

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