M come mercato e come memoria

“Molto dobbiamo all’abilità dei mercanti d’arte, i quali, sostenendo con convinzione i prezzi, hanno fatto nascere collezioni e musei; a loro dobbiamo un serio riconoscimento a tal punto che abbiamo dedicato proprio a loro un piccolo spazio mnemonico che tutto è fuorché un cimitero. Da loro non possiamo neppure prescindere in quanto hanno stabilito ciò che conta, anche economicamente si intende, e hanno posto in un cono d’ombra ciò che non ha mercato, le immagini dei giornali e i ricordi del cinematografo, come le affiches pubblicitarie che hanno spesso condizionato ben di più l’immaginario collettivo. Il pubblico che oggi visita un museo a loro deve molto, talora ben più di quanto non debba ai curatori che hanno conservato alla memoria futura le opere. Grazie al loro impegno, talvolta garbato e attento, talvolta comprensibilmente avido, si è formata la coscienza storica del secolo brevissimo. La memoria viene coltivata quotidianamente e la nostra non è eccellente, segue essa il simpatico adagio di Ingrid Bergman per il quale il segreto della felicità è una buona salute e una cattiva memoria, ecco perché i musei d’arte moderna contribuiscono alla felicità dei popoli: alterano questa memoria estetizzandola e potandola. Ma questa stessa memoria muta costantemente ed è confusa: ecco il motivo d’un tentativo azzardato di mettervi ordine.” Philippe Daverio in Il secolo spezzato delle avanguardie.

Portrait_of_Dr._Gachet

Vincent Van Gogh