M come mani

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Auguste Rodin

Le mani

Quando ti ho preso le mani

ho capito

come sei giovane.

 

Le mie dita sono sottili:

si plasmano alle cose

e a lungo ne conservano

l’impronta –

per uno spino sanguinano,

per una piuma tremano

di dolcezza.

Le mie  mani sono così pallide:

attraversate dalla vita

in ogni senso – come

da lunghe vene

azzurre.

Forse la loro pace

è fra i tenui riccioli

di un bimbo.

 

Le tue dita sono rudi:

afferrano le cose

per esserne padrone,

non si scalfiscono a nessuna

pietra.

Mani di colore vivo,

che hanno toccato solo

quel che hanno scelto –

 

mani che sanno scavare

nella ghiaia dei fiumi,

nel fango delle grotte,

per estrarne tesori.

 

Non tu,

ma le tue mani giovani

dicono alle mie mani,

a me: Come siete

vecchie.

 

Antonia Pozzi, 1934

Altre poesie di Antonia Pozzi qui, qui e qui.

V come vita

Sgorgo

Per troppa vita che ho nel sangue
tremo
nel vasto inverno.

E all’improvviso,
come per una fonte che si scioglie
nella steppa,
una ferita che nel sonno
si riapre,

perdutamente nascono pensieri
nel deserto castello della notte.

Creatura di fiaba, per le mute
stanze, dove si struggono le lampade
dimenticate,
lieve trascorre una parola bianca:
si levano colombe sull’altana
come alla vista del mare.

Bontà, tu mi ritorni:
si stempera l’inverno nello sgorgo
del mio più puro sangue,
ancora il pianto ha dolcemente nome
perdono.

Antonia Pozzi, 1935

O come ombra e L come luce

Luce bianca

All’alba entrai

in un piccolo cimitero.

Fu in un paese lontano

ai piedi di una torre grigia

senza più voce alcuna

di campane –

mentre ancora la nebbia

inargentava

le querce oscure,

le siepi alte,

l’erica

viola –

Nel piccolo cimitero

le pietre

volte all’Oriente

come in un riso

bianco

parevano visi di ciechi

che allineati marciassero

incontro al sole.

Antonia Pozzi, 1933

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Gao Xingjian

M come mare

Amore di lontananza

Ricordo che, quand’ ero nella casa
della mia mamma, in mezzo alla pianura,
avevo una finestra che guardava
sui prati; in fondo, l’argine boscoso
nascondeva il Ticino e, ancor più in fondo,
c’era una striscia scura di colline.
Io allora non avevo visto il mare
che una sol volta, ma ne conservavo
un’aspra nostalgia da innamorata.
Verso sera fissavo l’orizzonte;
socchiudevo un po’ gli occhi; accarezzavo
i contorni e i colori tra le ciglia:
e la striscia dei colli si spianava,
tremula, azzurra: a me pareva il mare
e mi piaceva più del mare vero.

Milano, 24 aprile 1929

Antonia Pozzi

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Peder Severin Krøyer