Q come quiete

Vanteria di quiete

Scritture di luce investono l’ombra, più di prodigiose meteore.

L’alta città inconoscibile calpesta la campagna.

Sicuro della mia vita e della mia morte, guardo gli ambiziosi e vorrei capirli.

Il loro giorno è avido come il lazo nell’aria.

La loro notte è tregua dell’ira nel ferro, pronto ad attaccare.

Parlano di umanità.

La mia umanità sta nel sentire che siamo voci di una stessa penuria.

La mia patria è un palpito di chitarra, alcuni ritratti e una vecchia spada,

l’orazione evidente del saliceto ai tramonti.

Il tempo mi sta vivendo.

Più silenzioso della mia ombra, attraverso la folla della loro innalzata cupidigia.

Essi sono imprescindibili, unici, meritevoli del domani.

Il mio nome è qualcuno e chiunque.

Avanzo con lentezza, come chi viene da tanto lontano che non spera di giungere.

Jorge Luis Borges

Q come quaderno

parker-dd24accf217f5435cd2fb03e0f514363f6f640ea-s6-c30

Dorothy Parker

3b461ccab58a49b659a3ae91216ef351

Simone De Beauvoir

anne sexton

Anne Sexton

maya angelou

Maya Angelou

virginia wolf

Virginia Woolf

Una ventina di anni fa in una bancarella di libri usati a Lugano trovai un libro, una vecchia edizione dalla copertina turchese che riportava un quadro-taglio di Fontana. Lo presi e lo lessi con trasporto da subito. Lo rilessi e lo prestai e il libro, dopo molte traversie, è ancora con me; la copertina non c’è più. Era Il rimorso di una scrittrice a me allora sconosciuta e da allora molto amata: Alba De Céspedes. Come in tutti i miei colpi di fulmine letterari, cercai di leggere tutto il possibile ma trovai ben poco in libreria: un solo bellissimo romanzo, Quaderno proibito; per il resto solo vecchissime edizioni in biblioteca (per fortuna la mia è molto fornita), sebbene fosse una scrittrice che negli anni passati avesse goduto di un certo successo. Poi il dimenticatoio…

Poi, finalmente, nel 2011 la pubblicazione di molte delle sue opere raccolte nella collana de I Meridiani Mondadori e persino una mostra!

Ecco l’incipit di Quaderno proibito:

26 novembre 1950

Ho fatto male a comperare questo quaderno, malissimo. Ma ormai è troppo tardi per rammaricarmene, il danno è fatto. Non so neppure che cosa m’abbia spinto ad acquistarlo, è stato un caso. Io non ho mai pensato di tenere un diario, anche perché un diario deve rimanere segreto e perciò, bisognerebbe nasconderlo a Michele e ai ragazzi. Non mi piace tenere qualcosa nascosto; del resto in casa nostra c’è tanto poco spazio che sarebbe impossibile riuscirvi. E’ andata così: quindici giorni fa, era domenica, uscii di casa piuttosto presto al mattino. Andavo a comperare le sigarette per Michele, volevo che, svegliandosi, le trovasse sul comodino: la domenica dorme sempre fino a tardi. Era una giornata bellissima, calda, nonostante l’autunno inoltrato. Provavo un’allegria infantile nel camminare per le strade, dalla parte del sole, e vedere gli alberi ancora verdi e le persone contente come sembrano sempre nei giorni festivi. Sicché decisi di fare una breve passeggiata, spingermi nella tabaccheria che c’è nella piazza. Lungo il cammino vidi che molti si fermavano presso la bancarella della fioraia e mi fermai anch’io, comperai un mazzo di calèndole. “Ci vogliono un po’ di fiori sulla tavola, la domenica” mi disse la fioraia: “gli uomini ci fanno caso.” Io sorrisi, annuendo: ma, in verità, comperando quei fiori non pensavo a Michele né a Riccardo, che pure li apprezza molto: li comperavo per me, per tenerli in mano mentre camminavo. Dal tabaccaio c’era molta gente. Nell’aspettare il mio turno, col danaro già pronto, vidi una pila di quaderni nella vetrina. Erano quaderni neri, lucidi, spessi, di quelli che usano a scuola e sui quali – prima ancora di cominciarli – scrivevo subito, in prima pagina, con trasporto, il mio nome: Valeria. “Mi dia anche un quaderno” dissi frugando nella borsa per  trovare altro danaro. Ma, quando rialzai gli occhi, vidi che il tabaccaio aveva assunto un’espressione severa per dirmi: “Non si può, è proibito”. Mi spiegò che l’agente stava di guardia sulla porta, ogni domenica, affinché si vendessero tabacchi soltanto, null’altro. Ero rimasta sola nel negozio. “Ne ho bisogno” gli dissi “ne ho bisogno assolutamente. ” Parlavo sottovoce, concitata, ero pronta a insistere, a scongiurare. Allora egli si guardò attorno poi, lesto, prese un quaderno e me lo tese attraverso il bancone, dicendo: “Lo metta sotto il cappotto”.

4.AdC-128-01-IV_Parigi-150x150