R come ribrezzo

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Il folle di Lorenzo Viani

“Credo che la fonte di ogni ispirazione sia la strada, chi non è stato vagabondo non può affermare l’identità delle cose mie.”

“Visitando l’opera mia per meglio penetrarne l’intimo spirito, è necessario sapere l’identità effettiva di anima che io sento di avere coi vagabondi e coi déplacé la comunanza di vita che io ho col popolo, il quale mi espresse dalle sue viscere, e da cui non mi sono mai mai staccato, perché col popolo e in mezzo al popolo io vivo e vivendo creo con amore i miei eroi.”

Ed ecco l’incipit di un racconto di Viani (essendosi dedicato sia alla pittura che alla letteratura), “Carnot e Prometeo” in Storie di Vàgeri:

“Carnot era un gobbo leale e reale: calzolaio ed anarchico. Uno di quei gobbi rari ai quali si poteva dire sulla faccia, senza vedergliela scurire, le parole: popone, galappione, gomitolo, arcolaio, truciolo: Giocandoci a briscola non si correva il rischio di esser divorati con gli occhi, se si battezzava: gobbo il fante.

Per questa concezione, diremo così, democratica della gobba, Carnot era guardato in cagnesco dagli altri gobbi del paese: da quei tali canarini che, pur essendo, com’ essi soglion dire con tortuoso eufemismo, un po’ curvi di spalle, pretendono per esempio, di essere più alti e più dritti di voi, anche se la vostra statura raggiunge quella di un corazziere e il vostro atteggiamento è marziale come quello di un paletto di vigna. Carnot era circondato da tale odio che, io credo, se nel paese ci fosse stata una società segreta di gobbi, entro la quale avesse funzionato un tribunale marziale, sarebbe stato condannato, per lo meno, al taglio della gobba col segacchio. Ma Carnot, dell’ira dei suoi uguali, tanto temuta dai più, se ne fregava altamente.

[…] Un po’ mi madre aveva ragione: Carnot a prima vista, faceva ribrezzo. Dalla vita in su era come un troncone d’albero bugnato e nodoso che poggiasse su due stangoni legnosi e questi su due piedi lunghi; il trocantere superava lo sterno al vertice del quale si schiacciava la testa; le mandibole parevano saldate con le clavicole, gli zigomi si slargavano appiattiti come quelli di uno scimmione, gli occhi folgoravano con un tono brillante di cielo turchino. Ma ci voleva altro per vincere l’orrore della bocca larga, irta di denti sconnessi, accavallati che si apriva sotto come una spelonca! Non parliamo delle braccia: quelle strapiombavano giù, smagrite, fino ai nodelli; per di più i capelli di Carnot erano rossi some la ruggine. Il bicchiere traboccava con una parola: anarchico!

A detta delle donna, era il più sperverso tra gli sgalerati del Prometeo.

[…] Il Prometeo era il ricettacolo di tutti i trasandati, di tutti gli audaci, di tutti i pazzi, dei morsicati dell’inquietudine, degli arsi dal delirio, degli assetati di tempeste, dei vagabondi senza destino. Le lettere nere, cubitali, drammatiche, scritte sopra un tavolone: –Prometeo– erano come la calamita per tutta la mitraglia della strada.

Là convenivano i catecumeni della fede nuova, i veggenti, i profeti, gli scrocconi, i traditori, i santi!”

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R come rubare

“I poeti immaturi imitano; i poeti maturi rubano; i cattivi poeti rovinano ciò che prendono, mentre quelli buoni ne traggono qualcosa di meglio, o almeno qualcosa di diverso. Il buon poeta amalgama ciò che ruba in un sentire complesso che risulta unico, assolutamente diverso da ciò da cui era stato tratto.”

da Philip Massinger, in Il bosco sacro di T.S.Eliot

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Marcel Duchamp

R come rosso

Quanti quadri Paul Klee ha costruito intorno al colore rosso?

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Mito floreale

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Fuga in rosso

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Pesce rosso

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Il palloncino rosso

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Giardino a Tunisi

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Sguardo rosso

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Fuoco di sera

 “Il rosso è associato con l’idea di virilità, di stimolo, di pericolo e di eccitazione sessuale. È il colore del sangue, del fuoco,della passione e dell’aggressività, quello più violento ed elettrizzante.” da Betty Edwards, L’arte del colore.

In Mito floreale il rosso lo leggo come sangue generatore, fecondo e passionale. In Sguardo rosso invece il rosso è aggressività, inquietudine sottolineato com’è dalle linee spezzate e aguzze.

Ma negli altri quadri vedo il rosso come punto di equilibrio della composizione. Un rosso equilibrato e sereno.

Sono convinta che la simbologia dei colori sia solo in parte vera perché bisogna vedere il colore in che contesto è inserito, da cosa è circondato. Ritengo comunque il testo di Betty Edwards interessante e stimolante, ma le generalizzazioni spesso mi lasciano perplessa.

R come rivoluzionario

Rosa Luxemburg disse: “Anche solo dare un nome giusto alle cose è un atto rivoluzionario”.

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Kathe Kollwitz

E rivoluzionario è anche riuscire a dare il proprio nome al proprio volto. Un volto senza abbellimenti, senza sfronzoli che allontanerebbero dal sé, dalla propria essenza, dunque dall’unica realtà di sé. Guardarsi per quello che si è, senza maschere o belletti è rivoluzionario’. 

R come ragno

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Ancora La Valse di Camille Claudel insieme a Maman di Louise Bourgeois, esposte insieme ad Avignone nel 2013.

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Louise Bourgeois ha sfruttato le sue nevrosi familiari trasformandole nella sua forza e nella sua fonte d’ispirazione. Concettualizzando la sua storia personale ha messo la materia scultorea al servizio del suo pensiero, un pensiero scolpito. E ci regala opere destabilizzanti e spesso ambigue.

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I suoi giganteschi ragni ci vogliono proteggere, divorare o soffocare? Sono certamente maestosi e ci incantano. Abbiamo proprio bisogno di sapere che erano un riferimento alla madre che era tessitrice di professione e che lei amava molto? E che lei li considerava intelligenti, protettivi e laboriosi, proprio come la propria mamma?

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Louise Bourgeois racconta la sua storia ma le sue opere la sorpassano per raggiungere il simbolico, il profondamente umano, l’universale. “Dentro di me vive una ragazza che cerca di capirsi”.

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Dal suo libro Distruzione del padre/Ricostruzione del padre

“Per capire il linguaggio o vocabolario di un dato artista, in maniera non descrittiva, ci deve essere da parte dello spettatore un atteggiamento attento e ricettivo, unito a deferenza, perseveranza e pazienza.”

“Mi interessa il fenomeno dell’ispirazione: è una regressione dell’attivo nel passivo. Quando ammettiamo di non avere potere, diveniamo più di quel che siamo; è una dimensione del pensiero cui la mente non ha normalmente accesso.”

“Cerco di tradurre il mio problema nella pietra. Il lavoro al trapano, negando la pietra, dà inizio al processo. Il problema è come completare la negazione, come sottrarre alla pietra senza con ciò distruggerla, ma dominandola, conquistandola. Il cubo allora non esiste più come pura forma di contemplazione; diviene un’immagine. Me ne impadronisco con la fantasia, con la mia profonda forza vitale. Lo metto al servizio del mio inconscio.”

“Mi interessa la polarità tra la tenerezza che esprimo e la violenza che è dentro di me. Siamo fatti di elementi completamente contrari, di elementi opposti, il che produce tensioni formidabili.”

“Il dolore è il tema di cui mi occupo […] non offro né rimedi né scuse. Voglio solo osservare e parlarne.”

“La paura fa girare il mondo.”

“La bellezza è soltanto un’espressione mistificata della nostra emozione.”

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R come Resistere e come Ridere

Una delle cose per cui vale la pena di vivere secondo me è ridere. Adoro ridere soprattutto quando la serietà e la pesantezza dell’esistenza sono così accentuati da sembrare parossistici.

Nell’arte ci sono tanti sorrisi ma poche risate. Sembra forse un tema profano alla profondità dell’essere umano?

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 La rieuse di Medardo Rosso

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Petite rieuse di Medardo Rosso

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A-maze-ing Laughter di  Yue Minjun

La risata per resistere. Resistere come la natura che prevale sul cemento in interstizi infinitesimali. Angoli di poeticità in mezzo al grigio urbano.

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