S come sentire

“Qui in città, a New York, vedo bambini che piangono di autentica stanchezza, e a volte anche solo di autentico cattivo umore. Ma ogni tanto mi capita di vederne uno che piange di una disperazione assoluta, e mi sembra che quello sia uno dei suoni più veri che un bambino è in grado di emettere. In questi casi ho la sensazione di sentirmi dentro il rumore del cuore che si spezza, come fuori all’aria aperta uno potrebbe sentire – in condizioni molto particolari e precise – il granoturco che cresce nei campi della mia infanzia. Ho conosciuto molte persone, perfino nel Midwest, pronte a dirmi che non si può sentire il granoturco crescere, ma si sbagliano. Gli altri non sentono il mio cuore che si spezza, questo lo so, è vero, ma per me il suono del granoturco che cresce e del mio cuore che si spezza sono tutt’uno. Mi è capitato di scendere dalla metropolitana apposta per non dover sentire un bambino piangere in quel modo.” da Mi chiamo Lucy Barton di Elisabeth Strout

S come scrivere II

” Non scrivevo poesia e prosa perché il lettore mi trovasse simpatica, ma perché le parole che inventavo comunicassero idee di verità e di meraviglia, le stesse che comunicavano a me mentre scrivevo.”

” La storia di una vita è come una festa molto informale ove non esistono regole di precedenza e di ospitalità, né inviti.”

“Senza mitologia, un romanzo non è niente. Il vero romanziere, colui che considera la propria opera un poema ininterrotto, è un creatore di miti, e il miracolo dell’arte consiste nei modi ogni volta diversi di raccontare una storia; e ogni metodo è per sua natura mitologico.”

“Spesso mi domandano dove trovo le idee per i miei romanzi; l’unica risposta è che per me la vita è così, si tramuta in un’esperienza immaginaria che soltanto io posso riconoscere.”

da Atteggiamento sospetto di Muriel Spark

S come solitudine II

“C’era stato un periodo in cui si era abituata al fatto che le capitassero di continuo cose straordinarie, ma da quando era andata in fabbrica non succedeva proprio niente. Era come se il dio invocato – quale che fosse – prendendo quella decisione, in uno stato d’animo che i suoi amici avevano definito deplorevolmente distruttivo, l’avesse presa in parola. La sua vita era diventata semplice, con la semplicità che non era propria di bellezza o bontà, ma di un tedio monocromatico. Per quanto riguardava la bellezza e la bontà, naturalmente Rosa non aveva avuto particolari aspettative per la sua nuova vita; era molto lontana dal condividere il desiderio della sua povera madre di essere in contatto con la Gente. Ma nel profondo del cuore, anche se non l’avrebbe confidato a nessuno, aveva sperato di conoscere dei colleghi, e anche di riuscire ad aiutarli, in un modo o nell’altro. Ma non era successo niente del genere. Intratteneva rapporti amichevoli con gli uomini e le donne che lavoravano con lei, ma essendo così eccentrica e solitaria rimanevano sempre a una certa distanza, rischiando di diventare oggetto di diffidenza. Di questo Rosa non era affatto sorpresa, ed era delusa soltanto un poco. La sua vita era diventata meccanica e impersonale, e questo le dava anche piacere, perché soddisfaceva un desiderio profondo e forse disperato di pace.

Rosa non aveva mai desiderato che altri esseri umani le si avvicinassero troppo. La sua intimità con la persona a lei più vicina, Hunter, le infondeva a volte un certo disagio. Era oscenamente vicina a Hunter, per lui non aveva schemi. L’involucro delle convenzioni e delle regole che racchiude e definisce una persona non funzionava tra Hunter e rosa, ma li avvolgeva. La vicinanza a se stessi, pensava, è resa tollerabile dal fatto che ci si può alterare, che la struttura è viva. Ma per quell’altra prossimità non c’era rimedio; e questo incuteva in lei un tale terrore di qualsiasi rapporto da rincuorarla per la solitudine, che diventava sempre più totale. Avrebbe accolto con piacere l’alone da intoccabile che ormai era costretta a subire, se non fosse per il fatto che si stava annoiando mortalmente. Così il tempo era passato senza che succedesse nulla; nulla, a parte l’arrivo dei fratelli Lusiewicz.” da L’incantatore di Iris Murdoch