S come solitudine II

“C’era stato un periodo in cui si era abituata al fatto che le capitassero di continuo cose straordinarie, ma da quando era andata in fabbrica non succedeva proprio niente. Era come se il dio invocato – quale che fosse – prendendo quella decisione, in uno stato d’animo che i suoi amici avevano definito deplorevolmente distruttivo, l’avesse presa in parola. La sua vita era diventata semplice, con la semplicità che non era propria di bellezza o bontà, ma di un tedio monocromatico. Per quanto riguardava la bellezza e la bontà, naturalmente Rosa non aveva avuto particolari aspettative per la sua nuova vita; era molto lontana dal condividere il desiderio della sua povera madre di essere in contatto con la Gente. Ma nel profondo del cuore, anche se non l’avrebbe confidato a nessuno, aveva sperato di conoscere dei colleghi, e anche di riuscire ad aiutarli, in un modo o nell’altro. Ma non era successo niente del genere. Intratteneva rapporti amichevoli con gli uomini e le donne che lavoravano con lei, ma essendo così eccentrica e solitaria rimanevano sempre a una certa distanza, rischiando di diventare oggetto di diffidenza. Di questo Rosa non era affatto sorpresa, ed era delusa soltanto un poco. La sua vita era diventata meccanica e impersonale, e questo le dava anche piacere, perché soddisfaceva un desiderio profondo e forse disperato di pace.

Rosa non aveva mai desiderato che altri esseri umani le si avvicinassero troppo. La sua intimità con la persona a lei più vicina, Hunter, le infondeva a volte un certo disagio. Era oscenamente vicina a Hunter, per lui non aveva schemi. L’involucro delle convenzioni e delle regole che racchiude e definisce una persona non funzionava tra Hunter e rosa, ma li avvolgeva. La vicinanza a se stessi, pensava, è resa tollerabile dal fatto che ci si può alterare, che la struttura è viva. Ma per quell’altra prossimità non c’era rimedio; e questo incuteva in lei un tale terrore di qualsiasi rapporto da rincuorarla per la solitudine, che diventava sempre più totale. Avrebbe accolto con piacere l’alone da intoccabile che ormai era costretta a subire, se non fosse per il fatto che si stava annoiando mortalmente. Così il tempo era passato senza che succedesse nulla; nulla, a parte l’arrivo dei fratelli Lusiewicz.” da L’incantatore di Iris Murdoch

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S come solitudine

“Eppure […] ricordò che inframmezzati a tutto il resto c’erano stati momenti in cui aveva avvertito una solitudine così profonda che una volta mentre si stava facendo otturare un dente, il gesto delicato con cui il dentista le aveva voltato il mento con le dita morbide era stato per lei una tenera gentilezza di una profondità quasi straziante[…]” da Olive Kitteridge di Elisabeth Strout

jose sanabria

José Sanabria