S come sentire

“Qui in città, a New York, vedo bambini che piangono di autentica stanchezza, e a volte anche solo di autentico cattivo umore. Ma ogni tanto mi capita di vederne uno che piange di una disperazione assoluta, e mi sembra che quello sia uno dei suoni più veri che un bambino è in grado di emettere. In questi casi ho la sensazione di sentirmi dentro il rumore del cuore che si spezza, come fuori all’aria aperta uno potrebbe sentire – in condizioni molto particolari e precise – il granoturco che cresce nei campi della mia infanzia. Ho conosciuto molte persone, perfino nel Midwest, pronte a dirmi che non si può sentire il granoturco crescere, ma si sbagliano. Gli altri non sentono il mio cuore che si spezza, questo lo so, è vero, ma per me il suono del granoturco che cresce e del mio cuore che si spezza sono tutt’uno. Mi è capitato di scendere dalla metropolitana apposta per non dover sentire un bambino piangere in quel modo.” da Mi chiamo Lucy Barton di Elisabeth Strout

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S come solitudine

“Eppure […] ricordò che inframmezzati a tutto il resto c’erano stati momenti in cui aveva avvertito una solitudine così profonda che una volta mentre si stava facendo otturare un dente, il gesto delicato con cui il dentista le aveva voltato il mento con le dita morbide era stato per lei una tenera gentilezza di una profondità quasi straziante[…]” da Olive Kitteridge di Elisabeth Strout

jose sanabria

José Sanabria

P come periferia

“Faceva un caldo terribile l’estate che il professor Robertson lasciò la città e per molto tempo il fiume fu soltanto una cosa piatta stesa lì, al centro della città, come un serpente marrone morto, con la schiuma giallastra a raccogliersi sulle sponde. Gli automobilisti di passaggio sull’autostrada, nel sentire quell’odore soffocante di zolfo, tiravano su i finestrini e si chiedevano come si potesse vivere con quella razza di fetore che esalava dal fiume e dallo stabilimento. Ma gli abitanti di Shirley Falls ci erano abituati, e anche in quel caldo terribile ci facevano caso solo appena svegli; no, a loro l’odore non dava particolarmente fastidio.

Quello che dava fastidio alla gente, quell’estate, era che il cielo non era mai azzurro e sembrava invece che la città fosse stata avvolta in una garza sudicia, una benda che ricacciava indietro qualunque raggio di sole tentasse di penetrarla, impediva il passaggio a qualunque cosa fosse quella che dava agli oggetti i loro colori e lasciava una vaga piattezza sospesa a mezz’aria: era questo che dava sui nervi alla gente, quell’estate, che la rese inquieta, dopo un po’. E c’era anche dell’altro: più a monte, lungo il fiume, qualcosa non andava nei raccolti: i fagiolini erano piccoli,avvizziti già sulla pianta, le carote smettevano di crescere quando non erano ancora più lunghe delle dita di un bambino, e , a quanto pareva, c’erano stati due avvistamenti di UFO nel nord dello Stato. Secondo voci ufficiose, il governo aveva anche mandato qualcuno a fare indagini.” incipit di Amy e Isabel di Elisabeth Strout

Elizabeth Strout

Potete trovare una breve ma interessante intervista a questa bravissima scrittrice, qui.