G come giallo II

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Altre foto di questo splendido Ginkgo Biloba di 1.400 anni, qui.

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K come Kapoor I

Uno dei primi lavori fatti con le polveri colorate che mi ero portata dietro dal viaggio in India, senza saperlo, sembrava influenzato da Anish Kapoor. Me lo fece notare il mio caro professore e da quando ho conosciuto le opere di questa star della scultura non ho potuto fare a meno di rimanerne affascinata.

“Il colore ha davvero una capacità trasformatrice. Cambia le cose in maniera molto diretta.”

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“Scegliere il vuoto nella materia è un modo di creare il dramma, di impostare la scena in un linguaggio fisicamente, psicologicamente chiaro, nel senso  che ogni forma è sia concava, sia convessa.”

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As if to Celebrate, I Discovered a Mountain Blooming with Red Flowers 1981 by Anish Kapoor born 1954

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“Sono innamorato del blu, colore della trascendenza e dell’infinito”

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” Questo vuoto non è qualcosa che sia impossibile esprimere. E’ uno spazio potenziale, non un non-spazio.”

G come giallo

Ai tempi in cui frequentavo l’accademia di belle arti, realizzai una serie di sculture e mini- installazioni che prevedevano sempre dei materiali organici (terra, acqua, gusci di uova, pigmenti). Ero molto attirata dall’idea non fossero materiali stabili ed eterni ma che si decomponessero.

Quando ho visto queste installazioni quindi mi hanno parlato con un linguaggio familiare.

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L’artista tedesco Wolfgang Laib usa per le sue installazioni materiali organici come il polline (come quello che vedete qui sopra), la cera d’api e il riso.

Durante la primavera e l’estate colleziona il polline di tarassaco, noccioli, pini, ranuncoli dai campi intorno alla sua casa immersa nel verde. E poi li usa per le sue installazioni.

Riguardo al pensiero celato dietro le sue opere afferma che preferisce lasciare il pensiero aperto. “Non è importante quello che sento che c’è dietro al mio lavoro. E’ quello che è. Non è nemmeno importante quello che ho da dire a riguardo. E’ importante che io ho creato questo contesto, nel mondo dell’arte.”

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The Five Mountains Not to Climb On (Die fünf unbesteigbaren Berge), 1984.

 

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“Ogni tipo di polline è diverso da un altro. Il tarassaco, per esempio, ha poco polline e fiorisce solo da quattro a sei settimane. Così in un’estate riesco ad ottenere solo un vasetto di polline di tarassaco, e l’opera di conseguenza sarà molto piccola. Il pino ha molto più polline, così posso fare un’opera più grande.”

“Penso che l’arte migliore sia quella che riesce a creare un vero cambiamento. Quando penso ai dipinti di Giotto di San Francesco d’Assisi […] penso che San Francesco ha veramente cambiato la sua vita e il suo lavoro. Per me questo è interessante. Giotto è un pittore incredibilmente bravo, ma San Francesco è per me l’uomo più importante. Lui ha fatto veramente dei cambiamenti  e aveva un’incredibile visione della vita.”

Potete leggere l’intervista integrale di Klaus Ottmann, qui.

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