A come aprile

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Jean Jacques Sempé

“Aprile fu mite e delizioso, e crudele proprio come intendeva il poeta, una miscela di ricordi e desideri: ricordi di altre primavere, e desideri non formulati, quasi non riconosciuti, accantonati perché non parevano avere spazio nella vita che mi ero scelta.”

Da Un sacco di benedizioni di Barbara Pym.

Il poeta a cui si riferisce sarà forse Eliot?

“Aprile è il mese più crudele, genera

Lillà da terra morta, confondendo

Memoria e desiderio, risvegliando

Le radici sopite con la pioggia di primavera”

da La terra desolata di Thomas Stearns Eliot tradotto da colui che me lo ha fatto conoscere ed apprezzare, Roberto Sanesi (uno tra i professori più stimolati che ho avuto all’Accademia di Brera).

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P come Pym

Moltissimi articoli dedicati a una delle mie scrittrici preferite iniziano così: “Calvino la chiamerebbe leggerezza e direbbe che è l’arte sopraffina di unire malinconia e umorismo, creando “un velo di particelle minutissime di umori e sensazioni, un pulviscolo di atomi come tutto ciò che costituisce l’ultima sostanza della molteplicità delle cose”.”

barbara_pymBarbara Pym

Dalla presentazione di Barbara Pym della casa editrice Astoria che ha ripubblicato (per fortuna) tre dei romanzi della Pym: “Paragonata a Jane Austen per la capacità e la grazia sopraffine con cui ritrae il quotidiano e le relazioni umane, Pym trasforma l’ordinario in straordinario. L’ironia con cui descrive il mondo è pungente ma affettuosa e serve ad accettare le quotidiane, inevitabili ingiustizie dell’esistenza.”

Uno scrittore che stimo moltissimo, Alexander McCall Smith, racconta che è stato coniato un aggettivo: “very Barbara Pym” che starebbe a significare una toccante accettazione della modestia delle proprie condizioni, della propria posizione sempre marginale nel mondo, del fatto che le proprie speranze siano state deluse; il momento in cui uno realizza che per quelli a cui tiene, non sarà mai un oggetto d’amore; sarà forse degno di affetto, ma mai oggetto d’amore profondo e passionale. Questo punto di vista è carico di leggerezza e ironia; non è mai fonte di pesantezza d’animo o sconforto.

Una lievità ironica caratterizza il suo stile, che mi ha sempre affascinato. Le trame sono semplici. Il suo pregio risiede nel descrivere le persone con tenerezza disarmata e disarmante e sempre con il sorriso sulle labbra, raccontandole attraverso le piccole cose che sono così tanto importanti per ognuna di loro e facendocele amare queste persone che non riescono ad afferrare grandi cose, grandi passioni, grandi sentimenti, ma che vivono ai margini nel loro piccolo mondo piuttosto monotono. E spesso sovverte, con umorismo sottile, gli stereotipi anche quelli delle zitelle (categoria a cui volentieri apparteneva) e dei ‘perdenti’.

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Ecco l’inizio di Amori non molto corrisposti:

“Ci sono vari modi per guarire un cuore spezzato, ma partecipare a un dotto convegno è forse uno dei più insoliti.

Quando capì che il fidanzato non intendeva affatto sposarla- o che non era degno del suo amore, come diceva lui- Dulcie Mainwaring patì una quieta infelicità per diversi mesi prima di riuscire a scuotersi. Il convegno, quando arrivò l’annuncio, sembrò proprio il genere di cosa raccomandata alle donne della sua posizione: un’opportunità per incontrare gente nuova e per divertirsi osservando la vita degli altri, anche se solo per un fine settimana e in circostanze alquanto inusuali.

Che cosa infatti poteva apparire più bizzarro di un gruppo di adulti, per la maggior parte di mezza età o addirittura anziani, radunati in un collegio femminile del Derbyshire allo scopo di discutere erudite sottigliezze che non significavano nulla per tutto il resto del mondo? Perfino le camere – fortunatamente non sarebbero stati ammassati in dormitori – sembravano innaturali, con brandine di ferro gemelle e la prospettiva di compagni estranei a distanza tanto ravvicinata.”