M come meriggiare

“Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.”

Eugenio Montale

M come maschera

” Non riuscivo proprio a capire perché Louise si ostinasse a volermi frequentare. Le ero antipatico e sapevo per certo che alle mie spalle, in quel suo modo così delicato, non perdeva occasione di dire qualcosa di spiacevole sul mio conto. Era troppo raffinata per fare apprezzamenti diretti: le bastava un’allusione, un sospiro, un rapido gesto delle belle mani per far capire cosa pensasse. Era maestra nella lode insincera. Ci conoscevamo molto bene, da venticinque anni, ma non credo che questo avesse un qualche peso: mi considerava rozzo, brutale, cinico e volgare. E allora perché non mi lasciava perdere? Invece mi tartassava: mi invitava continuamente a pranzo e a cena, e una o due volte all’anno anche a trascorrere un fine settimana nella sua casa di campagna. Ma alla lunga scoprii le sue ragioni. Nutriva l’odioso sospetto che non la prendessi sul serio, e per questo cercava la mia compagnia: non poteva sopportare che io, e io soltanto, la considerassi una commediante. Non avrebbe avuto requie finché non avessi ammesso il mio errore e la mia sconfitta. Forse intuiva che io vedevo dietro la sua maschera e, siccome ero il solo a non cascarci, quella maschera si era prefissa di farmela accettare. Non ebbi mai la certezza che la sua fosse un’impostura totale; mi chiedevo se ingannasse se stessa in maniera assoluta come ingannava il mondo, o se nel suo intimo vi fosse una scintilla divertita. Se c’era, forse Louise era attratta da me, come si attraggono tra di loro i furfanti, perché eravamo gli unici a condividere quel segreto.” da Storie ciniche di W.Somerset Maugham

ZOM

M come merda

Le cose belle crescono dalla merda. Nessuno ci crede. Tutti pensano che  Beethoven avesse i suoi quartetti d’archi già completi nella sua testa – e che l’unica cosa che dovesse fare fosse di trascriverli e poi si sarebbero manifestati al mondo. Ma quello che penso è così interessante, e potrebbe essere una lezione che tutti dovrebbero imparare, ed è che le cose nascono dal niente. Le cose si evolvono dal niente. Sapete, il più piccolo seme nella giusta situazione si trasforma nella più bella foresta. E il seme più promettente nella situazione sbagliata si trasforma in niente. Penso che questo possa essere importante per le persone da capire, perché sapere come le cose funzionano dà loro la fiducia nelle proprie vite.

Se girate intorno all’idea che ci sono alcune persone che sono così dotate – che hanno cose meravigliose nella loro mente e voi non siete una di quelle, ma che siete solo una persona normale, non potrete mai fare niente del genere – e vivrete un diverso tipo di vita. Voi potreste avere un altro tipo di vita quando potrete dire, bene, io so che questo genere di cose viene fuori dal niente, comincia con un inizio poco promettente, e io potrei cominciare qualcosa.