C come Cechov

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Anton Cechov

“L’artista non deve essere il giudice dei suoi personaggi né di ciò che dicono, ma soltanto il testimone imparziale.”

I racconti di Cechov “sono esseri viventi con i difetti e le qualità degli esseri viventi: l’imperfezione umana e la misteriosa vibrazione della vita.”

Ciò che ho sempre ammirato e amato in Cechov è l’occhio tenero e disincantato con cui guarda gli uomini e la vita pieni entrambi di vili difetti e di sublime bellezza.

“Nelle ricerche della verità gli uomini fanno due passi avanti e uno indietro. Le sofferenze, gli errori e la noia della vita li rigettano all’indietro, ma la sete di verità e l’ostinato volere li spingono avanti e avanti.”

Cechov

Ecco l’incipit di Corsia n.6 di Cechov, uno tra i suoi racconti più famosi e più belli:

“Nel cortile dell’ospedale sorge un piccolo padiglione, circondato da un bosco di lappole, ortiche e canapa selvatica. Il tetto è arrugginito, il camino è mezzo crollato, gli scalini della scaletta d’ingresso sono marciti e invasi dall’erba, mentre dell’intonaco restano solo alcune tracce. La facciata anteriore è rivolta verso l’ospedale, la posteriore dà sui campi, dai quali lo divide il grigio steccato dell’ospedale munito di chiodi. Questi chiodi, le cui punte sono rivolte all’insù, e lo steccato, e il padiglione stesso hanno quell’aria particolare, deprimente, esecrabile che da noi hanno solo ospedali e prigioni.

Se non avete paura di pungervi con le ortiche, andiamo per il sentiero stretto che porta al padiglione e guardiamo cosa succede dentro. Aperta la prima porta, entriamo nell’andito. Qui alle pareti e vicino alla stufa sono ammucchiate intere montagne di ciarpame di ospedale. Materassi, vecchie vestaglie stracciate, pantaloni, camicie a righine blu, scarpe consumate inservibile: tutti questi stracci sono ammucchiati, schiacciati, confusi, marci ed emanano un odore soffocante.”

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Ecco una splendida biografia di Cechov, che consiglio vivamente, di Iréne Némirovsky. Cechov fu fondamentale per la Némirosky e delle sue qualità di scrittore afferma proprio in questo libro: “Semplicità, concisione, pudore, ecco quello che importa prima di tutto. Suggerire e non spiegare. Condurre la narrazione con lentezza e schiettezza.”

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P come Parola

“La parola vera conduce, la falsa seduce” Franz Kafka.

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“Il ricordo degli anni passati riaffiorerebbe più spesso, se solo volgessimo lo sguardo verso la sua sublime dolcezza. Invece gli permettiamo di restare sopito in noi, o peggio di morire, di deteriorarsi, tanto che gli slanci di generosità che proviamo a venti anni in seguito li bolliamo come ingenuità, dabbenaggine. I nostri amori, puri e ardenti, assumono l’aspetto turpe dei piaceri più vili.” da Il calore del sangue di Irène Némirovsky.