A come atelier II

andy goldsworthy

Andy Goldsworthy
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Antoni Tapies

barbara hepworth

Barbara Hepworth

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Dale Chihuly

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Edvard Munch

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Edward Hopper

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Le Corbusier

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Jasper Johns

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Henri Matisse

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Henry de Toulouse-Lautrec

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Franz Kline

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Louise Bourgeois

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Louise Nevelson

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Lucio Fontana

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Marc Chagall

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Robert Rauschenberg

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V come vuoto

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Barbara Hepworth

Ho sempre letto i vuoti attorno a cui si costruiscono le sculture di Barbara Hepworth come il fulcro in cui riverbera il senso di tutta la costruzione.

E per associazione di idee, ecco questa filastrocca (per chi vuole, poesia):

Silenzio

Il silenzio che amo

è quello che si staglia

fra una parola e l’altra

 fra torrente e boscaglia

quello di due persone

 che si stringono le mani

quello che fan gli uccelli

ogni sera sui rami

quello che fa la notte

quando ti sembra immensa

quello d’una tua voglia

impetuosa e intensa

quello che dalla linea

mossa dell’orizzonte

avvicina e allontana

la pianura ed il monte.

Il silenzio che amo

è quello che si staglia

fra una parola e l’altra

fra torrente e boscaglia.

Il silenzio che amo

è quello che dipana

 una parola e l’altra

e il silenzio allontana.

 Giuseppe Pontremoli

Il vuoto e il silenzio che completano e danno un senso tanto quanto la parola e il pieno.

“Gli spazi bianchi, quel vuoto di carta e di voce in cui galleggiano le parole dopo essere emerse con lentezza e prepotenza, sono silenzi.

E’ un vuoto che non è vuoto, anzi è pieno di suono che echeggia, di vita, di respiro, di presenza.

Gli spazi bianchi sulla pagina danno alle parole un tempo calmo, il tempo necessario per allargarsi in cerchi concentrici e sprofondare.” Chiara Carminati