K come Kapoor I

Uno dei primi lavori fatti con le polveri colorate che mi ero portata dietro dal viaggio in India, senza saperlo, sembrava influenzato da Anish Kapoor. Me lo fece notare il mio caro professore e da quando ho conosciuto le opere di questa star della scultura non ho potuto fare a meno di rimanerne affascinata.

“Il colore ha davvero una capacità trasformatrice. Cambia le cose in maniera molto diretta.”

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“Scegliere il vuoto nella materia è un modo di creare il dramma, di impostare la scena in un linguaggio fisicamente, psicologicamente chiaro, nel senso  che ogni forma è sia concava, sia convessa.”

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As if to Celebrate, I Discovered a Mountain Blooming with Red Flowers 1981 by Anish Kapoor born 1954

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“Sono innamorato del blu, colore della trascendenza e dell’infinito”

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” Questo vuoto non è qualcosa che sia impossibile esprimere. E’ uno spazio potenziale, non un non-spazio.”

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D come deserto

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“Volevo ricondurre il vasto spazio del deserto a una dimensione umana”. Nancy Holt

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L’opera Sun tunnels nel deserto dello Utah.

“Guardare il panorama senza punti di riferimento è troppo disorientante. La visione si confonde invece di diventare più nitida. I tunnel incorniciano e mettono a fuoco parti del paesaggio” dice Nancy Holt.

I tunnel vennero realizzati ed installati nel 1973 e vennero orientati in modo che durante il solstizio d’estate e quello d’inverno (il 21 giugno e il 21 dicembre) vengano inondati totalmente dal sole.

Ogni tunnel di calcestruzzo presenta buchi di varie dimensioni che disegnano quattro costellazioni; il sole filtra dai buchi creando all’interno dei tubi motivi di cerchi ed ellissi sempre diversi.

Ancora la Holt: “Ho avuto l’idea di Sun Tunnels vedendo l’alba e il tramonto nel deserto che scandivano il tempo sulla terra. Sun Tunnels può esistere soltanto in quel particolare luogo: l’opera si è sviluppata dal suo sito. Le parole e le fotografia dell’opera sono tracce di memoria, non sono arte. Tutt’al più possono indurre le persone ad andare a vedere l’opera reale”.

Il vuoto e la luce sono temi che tornano continuamente nelle opere che amo: forse sono un po’ monotona?

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Barbara Hepworth

Ho sempre letto i vuoti attorno a cui si costruiscono le sculture di Barbara Hepworth come il fulcro in cui riverbera il senso di tutta la costruzione.

E per associazione di idee, ecco questa filastrocca (per chi vuole, poesia):

Silenzio

Il silenzio che amo

è quello che si staglia

fra una parola e l’altra

 fra torrente e boscaglia

quello di due persone

 che si stringono le mani

quello che fan gli uccelli

ogni sera sui rami

quello che fa la notte

quando ti sembra immensa

quello d’una tua voglia

impetuosa e intensa

quello che dalla linea

mossa dell’orizzonte

avvicina e allontana

la pianura ed il monte.

Il silenzio che amo

è quello che si staglia

fra una parola e l’altra

fra torrente e boscaglia.

Il silenzio che amo

è quello che dipana

 una parola e l’altra

e il silenzio allontana.

 Giuseppe Pontremoli

Il vuoto e il silenzio che completano e danno un senso tanto quanto la parola e il pieno.

“Gli spazi bianchi, quel vuoto di carta e di voce in cui galleggiano le parole dopo essere emerse con lentezza e prepotenza, sono silenzi.

E’ un vuoto che non è vuoto, anzi è pieno di suono che echeggia, di vita, di respiro, di presenza.

Gli spazi bianchi sulla pagina danno alle parole un tempo calmo, il tempo necessario per allargarsi in cerchi concentrici e sprofondare.” Chiara Carminati