F come fiori III

Fiori

Certi uomini non ci penserebbero.

Tu invece sì. Tu spesso mi dicevi

che eri stato lì lì per comprarmi dei fiori

ma qualcosa era andato storto poi.

 

Il negozio era chiuso. O un dubbio avevi,

quel genere di dubbi che si affacciano

alla testa di gente come noi.

Ch’io gradissi i tuoi fiori dubitavi.

 

Sorridere m’hai fatto, e t’ho abbracciato.

Sorrido ancora adesso. E sappi che

quei fiori, caro, che non mi hai comprato

non sono ancora appassiti per me.

Wendy Cope

Vi invito a leggere l’originale che penso sia più ricco di sfumature che nella traduzione che ho trovato non riescono a passare (opinione personalissima!)

Flowers

Some men never think of it.

You did. You’d come along

And say you’d nearly brought me flowers

But something had gone wrong.

The shop was closed. Or you had doubts –

The sort that minds like ours

Dream up incessantly.

You thought I might not want your flowers.

It made me smile and hug you then.

Now I can only smile.

But, look, the flowers you nearly brought

Have lasted all this while.

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Robert Reid

V come viola

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Georgia O’Keeffe

”  […] la grande freddezza del suo timbro emozionale e il movimento centripeto che lo coinvolge, che dalla periferia si porta verso il suo nucleo interno. Quando scorgiamo questo colore avvertiamo una specie di contrazione, un restringimento della nostra vita psichica, come accade udendo un suono stridulo di violino oppure assaporando un frutto acerbo che allega i denti. Freddezza e tendenza ad allontanarsi dall’uomo sono gli attributi che Vassilij Kandinskij, nello Spirituale nell’arte, assegna al viola, su cui si sofferma solo di passaggio, al contrario dell’attenzione che riserva a ogni altro colore.” da Di tutti i colori di Alberto Boatto

K come kaboku

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Takashi Tomo-Oka

“Vorrei esprimere la bellezza del ‘kaboku’, che significa, fiori e alberi belli, usando la tecnica fotografica per creare un’immagine che rassomigli a una pittura. Vorrei essere capace di sentire la bellezza disadorna delle piante, usando una composizione che consista esclusivamente della  pianta e dello spazio vuoto, facendo la fotografia nel modo più semplice possibile.C’è una grande differenza tra fotografia e pittura. In pittura l’artista guarda il soggetto, lo considera e poi lo passa attraverso il filtro del suo corpo fisico per rappresentarlo; la fotografia è più diretta. La fotografia non potrebbe esistere senza un soggetto concreto (nel mio caso i fiori). Ci deve essere qualcosa di materiale in modo che l’apparecchio ritagli un momento dell’esistenza. Mentre fotografo le piante, la loro potenza naturale e la loro estetica sono espresse direttamente senza passare attraverso il filtro che sono io. Io fotografo piante che sono sull’orlo della decadenza perché sono belle. E’ la mia ambizione quella di catturare l’espressione unica di ogni pianta. Se riesci a sentire il potere della pianta, la mia abilità e la mia individualità diventano quasi inutili.”

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I come immagine

“Nominare un oggetto è sopprimere tre quarti del godimento della poesia, che è costituita dalla facilità di indovinare a poco a poco: suggerire, ecco il sogno. E’ l’uso perfetto di questo mistero che costituisce il simbolo.” Stephan Mallarmépoppies

File- This undated file photo released by the Baltimore Museum of Art shows the Georgia O'Keefe painting "Pink Tulip," 1926. Fame followed O'Keeffe through New York's art galleries and across the desolate landscapes of the American Southwest. But beyond America's shores, her work is relatively unknown. For the first time, a traveling retrospective featuring her larger-than-life flowers, bleached skulls and dramatic landscapes is making appearances in Italy and Germany. (AP Photo/Georgia O'Keefe Museum)

ml0002the-yellow-flowerred-cannageorgia-o-keeffe-fiore-6georgia21Georgia O'Keeffe Paintings Art 36Georgia O'Keeffe Paintings Art 16flowers-of-fireflower-of-life-ii.jpg!Blogblack_iris_jun_051imagesQuadri di Georgia O’Keeffe

“L’ immagine è perentoria, essa ha sempre l’ultima parola.” Roland Barthes

“L’immagine ha un’immediatezza quasi intraducibile per la parola, ha un posto veramente a parte nello spirito, ed è materia originaria del pensiero.” Henri Michaux